autore: Valerio Caddeu
Salumificio artigianale Birdesu
Non siamo puristi, ma se incontriamo allevatori di suini che si dedicano alla razza sarda abbiamo un moto d’orgoglio.
In Ogliastra può capitare che un ex albergatore e ristoratore abbia colto l’occasione fornita dalla pandemia per lasciare un ambito nel quale ha raccolto vent’anni e più di soddisfazioni ma gli è costato grandi fatiche, per dedicarsi alla sua vera passione: l’allevamento e la trasformazione dei suini neri autoctoni.
L’Hotel Birdesu ha accolto per anni i villeggianti che, pur volendo fruire delle bellissime spiagge ogliastrine, hanno scelto di alloggiare ai piedi delle prime propaggini montuose dell’entroterra di Girasole, nel silenzio e nella tranquillità della macchia mediterranea. La struttura è molto bella, a breve diventerà un piccolo complesso di case vacanza, ma l’area dove sorgeva il ristorante è diventata un salumificio.
Rocco Piras ha le idee chiare, dimostra una grande competenza ed ha deciso di allestire un laboratorio che rispondesse alle sue esigenze: ampio, comodo, moderno. Le celle di maturazione e affinamento già ospitano vari prosciutti, spalle, guanciali e pancette. La sala che fu del ristorante, affacciata sul giardino, adesso accoglie i clienti che attraversano la ferrovia complementare e seguono le indicazioni per l’hotel, ben sapendo che sul banco della reception potranno scegliere i salumi migliori di questo territorio.
I suini sono a pochi passi da qui, lungo tutto il crinale che sale verso la cima, allevati in stato semi brado in mezzo ai massi di granito e alla vegetazione. Praticamente vivono in un belvedere naturale che si affaccia sulla costa che va da Baunei a Barisardo, in un mix speciale di mare e montagna. Rocco li nutre con cereali da granella ma nello spazio che hanno a disposizione trovano ghiande, tuberi, funghi… I capi sono un compendio di tutte le variabili previste dal disciplinare della razza sarda: nero, bianco, rosso, grigio, fulvo, unito o pezzato. In mezzo c’è un cane che è stato adottato dai maiali, di cui Rocco si prende cura rispettandone il timore verso gli umani, e alcune capre totalmente anarchiche. Il benessere animale è assoluto, le modifiche al paesaggio sono tutte apportate per garantire ancora più comodità ai capi, in uno scenario più adatto ad un glamping che a un allevamento suinicolo.
L’assaggio, nella veranda davanti al giardino, ci aiuta a capire la mentalità e l’approccio al lavoro di Rocco: l’uso sapiente del sale e delle spezie consente ai profumi della carne di esprimersi al meglio. È evidente che sta cercando la sua linea ottimale, ma l’estro creativo spinge verso nuove produzioni ed esperimenti. La salsiccia la sta commissionando ad una macelleria ma a breve si doterà dell’attrezzatura per produrla in loco: la ricetta è quella classica ogliastrina, con vino e aglio. Il guanciale è in preparazione, i lotti precedenti sono andati a ruba durante la stagione estiva appena conclusa. Pancetta arrotolata, prosciutto in due versioni, tutto di grande equilibrio e con molto rispetto per la materia prima. Poi l’esperimento più stravagante: la lingua, diventata a sua volta un salume. Alla masticazione è ovviamente un po’ più tenace degli altri tagli ma sprigiona un sapore speziato particolare.
Ciliegina sulla torta: un salume di costata di vacca sardo modicana, il famigerato bue rosso del Montiferru, fornito da un macellaio locale e lavorato da Rocco secondo i suoi criteri.
Il Salumificio Artigianale Birdesu è un’azienda giovane, al suo terzo anno di vita, ma è frutto della capacità di reinventarsi e seguire le proprie passioni nel solco di una delle tradizioni più antiche della tecnologia agroalimentare della Sardegna: l’allevamento all’aperto del suino sardo e la sua trasformazione. Farlo a questi livelli e con loghi e marketing accattivanti (opera di Ludovica, sorella e braccio destro di Rocco, professionista del settore) vuol dire compiere un passo avanti per portare l’Isola nel futuro.
Valerio Caddeu









